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Corse e campioni
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Niente Grandi Giri, zero classiche monumento, iride sfumato, squalifiche e ritiri. E' l'annata orribilis del ciclismo italiano. Un de profundis che non si verificava più dal 1989: fu quella di vent'anni fa l'ultima stagione in cui il nostro ciclismo non vinse assolutamente nulla di importante, nè tra le corse a tappe nè tra le classiche. Per dirla con Mourinho, una stagione da Zeru tituli. Il Lombardia, che vincevamo ininterrottamente da otto anni e che invece stavolta ci ha visti fuori dal podio e con un solo uomo tra i primi dieci, ha sancito la crisi del nostro movimento.
Alla base dello sprofondamento del nostro ciclismo c'è una serie di concause, prima fra tutte il ricambio generazionale. Un anno fa hanno abbandonato Bettini e Savoldelli, quest'anno sono usciti di scena per altre cause Rebellin e Di Luca, mentre Simoni è ormai al tramonto, Petacchi tiene ancora ma ha pagato la scarsa considerazione della LPR. Tutti i corridori su cui poggiava il ciclismo italiano sono, alcuni traumaticamente traumaticamente usciti di scena senza che la nuova generazione fosse pronta a raccoglierne il testimone.
Ora abbiamo una classe di mezzo di buoni talenti che però non riescono ad affermarsi con continuità, i Cunego, Ballan, Bennati, Pozzato, Basso, ed una nuova generazione che sta passando ora al professionismo.
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Corse e campioni
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Ancora una settimana e poi in gruppo ritroveremo Emanuele Sella. La vicenda dello scalatore vicentino è tra quelle più intricate che il ciclismo recente, che pure ne ha viste tante, possa ricordare. Sella dopato, Sella pentito, Sella collaboratore, picconatore dell'omertà sul doping o furbetto che si è tolto da un guaio enorme col minor danno?
La storia di Sella era cominciata all'indomani del Giro d'Italia dei miracoli, tre tappe vinte con fughe da lontano, sempre tutto solo, la maglia verde che sarebbe potuta diventare rosa senza tre o quattro cadute che gli avevano fatto perdere un quarto d'ora nella prima settimana. Insospettita da tanto ed improvviso fiorire di talento l'UCI aveva messo un controllo abbastanza stretto su Sella, beccato puntualmente positivo alla CERA il 5 agosto. Per Sella sarebbe dovuta aprirsi la strada verso la canonica squalifica di 2 anni, invece il buon Emanuele se l'è cavata con una pena dimezzata ed ora è stato accolto dalla piccola CarmioOro con cui potrà correre dal 18 agosto. Perchè Sella ha preso solo un anno e Riccò, Scarponi..., due anni? Sella ha fatto alcuni nomi alla Procura Antidoping, corridori e fornitori di sostanze dopanti. Anche grazie a questo è stata portata avanti l'inchiesta "Via col doping", quasi fosse un filmone o un programma televisivo, che ha rivelato una rete di una trentina di persone con tra i coinvolti anche Rebellin e Priamo. E qui inizia la parte più controversa della storia: Sella nelle sue rivelazioni in Procura aveva indicato il nome di Matteo Priamo, il compagno di squadra in CSF al tempo del Giro dei miracoli. Il corridore, però, sottoposto ad indagine e dopo una richiesta di squalifica di ben 4 anni, è stato scagionato dalla giustizia sportiva.
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Corse e campioni
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Ora che Criterium del Delfinato e Giro di
Svizzera, gli appuntamenti classici del pre-Tour, sono andati in
archivio abbiamo un quadro più chiaro di quello che potrà accadere
sulle strade di Francia tra pochi giorni.
Alberto Contador, pur non avendo vinto
neanche una tappa al Delfinato, ha dato segno di grande tranquillità,
correndo quasi come in allenamento, senza mai forzare. Lo spagnolo ha
fatto bene a cronometro, specialità in cui ha lavorato tantissimo
quest'inverno, ed è certo di avere un grande margine di miglioramento
in salita. In questi giorni potrà ancora affinare la condizione e siamo
certi che al Tour i suoi avversari avranno poco da divertirsi. Evans è
andato molto forte, ma sembra già aver raggiunto ad inizio giugno il
massimo della forma e questo può essere un problema. La sua nomea di
eterno secondo poi non perde un colpo: quando Contador non c'è o si
disinteressa del risultato ecco che l'australiano trova sempre qualcuno
disposto a batterlo. Al Delfinato abbiamo apprezzato un bellissimo Vincenzo Nibali:
il siciliano merita tutta l'attenzione e l'affetto degli appassionati
italiani. Sta crescendo con intelligenza, senza strafare. Non
chiediamogli la luna, ma un Tour dignitoso, in cui possa iniziare a
confrontarsi con i più forti.
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La Parigi Roubaix ci ha riconsegnato due grandi campioni che ultimamente sembravano, per motivi ed in modi diversi, essersi smarriti. Tom Boonen nella scorsa stagione dopo una bella primavera era passato dalle pagine sportive a quelle di cronaca, in una vita che era diventata un po' all'eccesso, tra notti folli e macchine sfasciate. Un controllo antidoping fuori competizione aveva svelato l'uso di cocaina da parte di Boonen, certo qualcosa che non ha niente a che vedere con l'attività sportiva ma che poteva comprometterne la carriera, ammesso che questa sia il rischio più grosso di chi entra in certe vie. Boonen è stato lasciato da parte per un po', il Tour de France non l'ha voluto in corsa, la stampa l'ha attaccato, ma da qui è riuscito a ricostruire la propria vita con una serenità e una tranquillità che probabilmente non aveva mai avuto. Il successo da star che raccoglie in patria non è più diventato un peso per questo nuovo Boonen. Anche in corsa si è visto un Boonen diverso, meno lamentoso con i compagni e più pronto ad assumersi responsabilità in proprio e prendersi dei rischi.
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E' stata una settimana di grandissimo ciclismo quella vissuta sulle strade della Parigi-Nizza. A dispetto di una starting list inferiore alla Tirreno Adriatico, sorprese ed imprese si sono succedute quasi quotidianamente. La presenza di alcuni dei più grandi interpreti delle corse a tappe ha dato alla Parigi-Nizza le sembianze e il fascino di un grande giro. Gli spunti di discussione usciti dalla corsa sono stati quindi tantissimi, ad iniziare da un Alberto Contador che sembra ancora più forte degli anni scorsi. Nella breve cronometro ha avuto ragione di specialisti come il campione olimpico di inseguimento Wiggins e di Luis Leon Sanchez, in salita nessuno è riuscito a stargli dietro. Un Contador super spalleggiato però da una squadra davvero modesta e inefficace, soprattutto se pensiamo che la sua Astana ad inizio stagione doveva porre i suoi capitani come in una fortezza inespugnabile. Invece sono bastati due colpi a salve per far saltare il bunker di cartone ed esporre Contador a saccheggi di ogni tipo. Da solo a lottare contro i ventagli e il maltempo, da solo quando è rimasto vittima di una crisi di disidratazione, da solo nell'attacco disperato dell'ultima tappa. Non si era davvero mai vista una squadra di Bruyneel così molle e disorganizzata. Vero che non era lo squadrone tipo che andrà al Tour de France, ma alla Parigi Nizza c'erano comunque fior di corridori a dover sostenere Contador, come Popovich, Zubeldia e Noval.
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I timori reverenziali tipici degli esordienti? Non è roba da ISD. Appena nata la squadra di Luca Scinto e Angelo Citracca (e del supervisore Cipollini) si è fatta largo con decisione in mezzo al gruppo, dando saggio di agonismo e personalità non comuni. Del resto Scinto è un uomo che da corridore, per le proprie maglie e i propri capitani, ha gettato sulla strada fin più di quanto avesse nelle gambe e nei polmoni. Certo non è automatico riportare nel ruolo di manager quello che si è seminato da corridore, ma Scinto ha costruito una crescita intelligente per sè stesso come per i propri ragazzi. Prima l'esperienza con il team dilettantistico che è diventato uno dei punti di riferimento del ciclismo giovanile. Poi il grande salto nel professionismo con un progetto misurato, teso a far crescere quei corridori che Scinto ha avuto tra i dilettanti e che alle prime pedalate tra i grandi hanno avuto alti e bassi, come Visconti e Grivko.
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