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martedì 20 luglio 2010 |
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Coppi e Bartali, gli eterni rivali
Libro + DVD
De Agostini - Istituto Luce
Quante volte abbiamo detto che il ciclismo sarebbe poca cosa senza la sua storia? Aprendo lo scrigno dei ricordi del nostro sport la pietra più preziosa è sicuramente l'epoca d'oro di Coppi e Bartali. Due campioni leggendari, un paese che sta cercando di rialzarsi dalla tragedia della guerra e l'identificarsi della gente nella fatica del ciclismo come possibilità di riscatto.
Coppi e Bartali, per tanti motivi, hanno segnato un'epoca, appassionato, trascinato le folle, fatto discutere. Sono arrivati in un'Italia schiava del fascismo e l'hanno lasciata all'alba del boom economico.
Per capire cosa siano stati, cosa abbiano significato Coppi e Bartali, binomio inscindibile in cui l'uno non sarebbe potuto essere mito senza l'altro, De Agostini ci riporta indietro di sessant'anni. Le immagini diventano in bianco e nero, le strade sentieri improbabili di fango e polvere, le biciclette fragili e pesanti cancelli, le corse avventure con pericoli ad ogni pedalata.
E' il ciclismo che più ha acceso la fantasia della gente e che ancora oggi vive in un'alone di leggenda. Coppi e Bartali si sono inseguiti tra salite massacranti, cadute rovinose, fughe leggendarie ed episodi oggi inimmaginabili, per oltre un decennio.
Per 2 ore "Coppi e Bartali, gli eterni rivali" ci riporta in quegli anni insieme difficili e magici in cui il ciclismo godeva di una popolarità sconfinata e i suoi campioni, con le loro fatiche, regalavano una speranza alla gente.
E' lo stesso Bartali a raccontare in una lunga intervista sullo sfondo della sua Firenze la sua storia di intramontabile. La prima corsa in cui venne squalificato, le grandi vittorie, i drammi, episodi illuminanti come le vittorie a cui rinunciava da dilettante in cambio di qualche soldo da portare a casa. Il film di Coppi inizia nella nebbia della collina di Castellania nel giorno del funerale. Le sue fughe leggendarie e la vicenda umana si intrecciano alla storia d'Italia nelle immagini dell'Istituto Luce. Due film per due simboli di un'epoca forse irripetibile.
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lunedì 12 luglio 2010 |
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Fausto Coppi, solitudine di un campione di Gabriele Moroni
Mursia Editore
142 pagine - 14 euro
L'immagine dell'uomo solo al comando della corsa è la più poetica e preziosa del ciclismo. L'incarnazione più perfetta del sogno dell'uomo solo in testa si è vissuta certamente con l'epopea di Fausto Coppi. Nel sorriso malinconico del Campionissimo c'era quella sensazione di chi si è trovato spesso da solo anche nei tornanti della vita oltre che in quelli delle grandi montagne del ciclismo. Coppi andava in fuga per centinaia di km da solo, poi dopo l'impresa epica, sul traguardo, non esultava mai, quasi intimidito dagli entusiasmi, dalle emozioni suscitate negli appassionati. Della carriera sportiva di Coppi sappiamo molto se non tutto. I suoi voli solitari, tra Stelvio, Izoard, Alpe d'Huez, sono pagine di storia.
Ma insieme al Coppi solo in testa alla corsa c'è stato il Coppi solo nella vita. La storia d'amore con la Dama Bianca scandalizzò, lo espose alla pubblica gogna per essere andato oltre i confini, piuttosto limitati, della società del dopoguerra. Basti dire che anche il papa Pio XII intervenne con una lettera personale per "riportare Coppi sulla retta via", per far capire quale impatto avesse avuto tra la gente l'amore proibito del campione più amato.
Il libro di Gabriele Moroni ripercorre gli ultimi anni del Campionissimo, quelli del declino sportivo, dello scandalo, del processo che dovette sopportare, fino all'assurda morte per una malaria non diagnosticata. Anni di amici fasulli, preti, profittatori, illusioni perdute. Per conoscere la storia personale di Coppi, ma anche la società del tempo.
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martedì 15 giugno 2010 |
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Storie a tinte forti, polemiche e retroscena, fra mito e leggenda, legate ai grandi campioni e alle loro epiche imprese.
Di Beppe Conti
Armenia Editore
Non ci sarebbe il ciclismo senza le alleanze disattese, i tradimenti, gli intrighi nascosti, gli inganni. Come lo sport che più di ogni altro è metafora della vita, il ciclismo sa raccontare storie dai colori più intensi. Anche se oggi le nuove tecnologie, le radioline, il fair play dettato anche dall'onnipresenza mediatica cui nulla sfugge, tendono ad appiattire tutto, restano nel ciclismo quegli istinti antichi, quella lotta per la supremazia che portano a gettare nella strada anche le carte che esulano dall'aspetto tecnico.
Il nostro sport, le sue dinamiche tattiche, del resto, si prestano perfettamente al gioco sporco. Così dalla storia del ciclismo emergono tante storie di rivalità al limite, soldi in cambio di vittorie e via dicendo.
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venerdì 28 maggio 2010 |
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Genio e sregolatezza. Quante volte il talento più puro è andato a braccetto con l’instabilità, l’indolenza, l’avversione alle regole. Anche il ciclismo ne ha incontrati parecchi di geni sregolati che hanno disperso ai quattro venti il dono ricevuto da madre natura.
Chi ha qualche anno in più riuscirà a tornare indietro fino a Romeo Venturelli, un ragazzone emiliano (di Sassostorno) che tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta dette l’illusione di un nuovo Campionissimo. Gli sportivi italiani, orfani di Coppi, credettero all’illusione che però si scontrò con una realtà ben diversa.
Venturelli era riuscito a mettere d’accordo Coppi e Bartali. Il progetto era ambizioso e affascinante: creare una squadra con il neoprofessionista Venturelli, con Coppi ancora in bici a 40 anni per un’ultima stagione e Bartali a guidarli dall’ammiraglia.
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