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Un metodo (quasi) scientifico per la valutazione di tutti i campioni del ciclismo professionistico italiano su strada.
In una fantastica volata nei meandri del tempo tra Cipollini e Van Steenbergeen chi la spunterebbe? E in un'epica tappa di montagna Pantani avrebbe saputo tener testa a Gaul? Ma soprattutto è stato più forte Gino Bartali e Fausto Coppi? E' l'eterno dilemma della storia del ciclismo e del più memorabile dualismo che lo sport ricordi. Sono domande a cui sembra impossibile poter rispondere: sfide tra campioni di epoche diverse, anche caratteristiche diverse o perfino opposte possono accendere la fantasia ma sembrano destinate a concludersi con gli stessi dubbi con cui si sono poste.
L'approccio fantasioso e poetico però si può soppiantare con quello razionale. Numeri al posto di aggettivi e classifiche invece di metafore. Tutto diventa possibile allora, come in questo libro di Gianni Castagnoli.
Nelle 600 (!) pagine di questa opera che si può senza difficoltà definire unica nel suo genere, l'autore analizza carriere, vittorie, risultati dei più grandi campioni della storia del ciclismo. L'analisi prende in esame i grandi giri, le classiche monumento, ma anche una miriade di corse a tappe e semiclassiche minori creando così una banca dati di assoluta completezza.
Ogni risultato trasmette un punteggio che
contribuisce alle varie classifiche. Non ci si accontenta infatti di
una semplice classifica di chi ha fatto più punti: ci sono classifiche
per i grandi giri, per le classiche del nord, per i vincitori di tappa,
per le corse a tappe brevi, graduatorie di specialità per velocisti,
scalatori, specialisti delle crono...
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Ricordare Gino Bartali non vuol dire unicamente ricordare un grande campione, ma soprattutto un grande uomo. Un campione e uomo dal cuore grande in un libro "scritto con il cuore" come ricorda Andrea Bartali, figlio del grande Gino, nella prefazione all'opera di Bruno Cavalieri.
Le vittorie e le imprese di Bartali sono state senz'altro meno celebrate di quelle del grande rivale Coppi, ma non per questo sono state meno leggendarie.
Il racconto inizia nel 1931, l'anno in cui Bartali sale in bici tra gli allievi. Subito un episodio da ricordare: alla prima corsa si presenta con i suoi 17 anni compiuti da un giorno in una gara riservata a ragazzi di 16. Nessuno ci fa caso perchè tutti pensano che quel novizio si ritirerà subito. Invece il giovane Bartali stacca tutti e stravince, ma dopo la figuraccia gli altri si ricordano di quel giorno in più e lo fanno squalificare.
In tutta l'epopea di Bartali c'è una dimensione umana che non si perde neanche sui traguardi più alti.Bartali "L'intramontabile", unico corridore in grado di rivincere il
Tour de France a 10 anni di distanza dalla prima vittoria, Bartali
"Uomo di ferro", quello per cui le corse erano sempre troppo corte e
troppo facili. E il Bartali che nell'Italia offesa dalla guerra
nasconde e trasporta nei tubi della sua bicicletta i documenti per
salvare dalla deportazione centinaia di persone.
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Nelle sue prime edizioni il Giro d'Italia raccontava le gesta di veri giganti della strada. Gente che veniva dal niente e cercava di guadagnarsi al prezzo di immani fatiche una vita migliore. Erano storie che per questo incontravano il favore del popolo, che si riconosceva nella voglia di riscatto da una situazione disagiata e con i corridori sognava una corsa verso una vita diversa. Le corse di allora forgiavano dei campioni in grado di affrontare le avversità più impossibili. L'apice fu toccato al Giro d'Italia del 1914, il più duro che si ricordi. Si può confortare questa affermazione con diversi dati: al Giro del 1914 solo 8 degli 81 corridori partiti riuscirono a finire la corsa, fu fatta segnare la media più bassa di sempre e il chilometraggio medio per tappa più lungo (circa 400 km). Anche il record di percorrenza di una tappa appartiene al Giro del 1914: pensate, quasi 20 ore in sella sulle biciclette e le strade di un secolo fa per andare da Bari a L'Aquila.
Paolo Facchinetti, apprezzato giornalista e storico del ciclismo, ci porta dentro la carovana dei "temerari delle macchine a pedali",
in un'avventura che si fa subito leggendaria. Una tempesta di pioggia e
neve nella prima tappa rende disumana la scalata al Sestriere. Isolati
e aspiranti, le categorie di corridori al di fuori delle case
costruttrici e quindi senza nessuna assistenza, vengono spazzati via,
ma anche i campioni devono fare i conti con una realtà durissima. Si
ritira subito Petit Breton, l'eroe del ciclismo francese, ed anche
Ganna, Girardengo, Galetti, Gerbi, tutti i giganti del ciclismo degli
albori sono costretti via via ad arrendersi. La battaglia resta aperta
così a nomi emergenti che resistono ad ogni costo con il miraggio di
una vittoria e di guadagni che sono l'unica prospettiva immaginabile
per una vita lontano dalla miseria.
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MTB in Abruzzo di Edizioni Il Lupo è una completa e dettagliata guida per scoprire le bellezze d'Abruzzo in Mountain Bike. Nel libro, corredato da un CD aggiuntivo, sono descritti 25 itinerari di varia difficoltà che percorrono i sentieri, i prati, i boschi della Majella, del Gran Sasso, dei Monti della Laga e delle altre meraviglie naturali d'Abruzzo. MTB in Abruzzo non descrive il territorio dal punto di vista turistico, ma è una guida passo a passo degli itinerari scelti da un grande frequentatore delle montagne abruzzese, Attilio Treppiedi.
Tutti gli itinerari presentano numerose varianti sui percorsi per renderli più adatti alle doti di un pubblico dalle possibilità atletiche più diverse e sfruttare tutte le particolarità offerte dal territorio. Ogni itinerario presenta dati tecnici come lunghezza, difficoltà, dislivello, una descrizione panoramica del territorio e le indicazioni per arrivare al luogo di partenza, ma soprattutto la guida dettagliata che descrive ogni spostamento, curva, bivio, deviazione. Questa guida si incrocia con i dati inseriti nel CD: la cartografia, le tracce GPS, i waypoints, le foto (più di 600) sono ancorate con precisione ad ogni passaggio descrittivo in modo che si possa preparare la nostra escursione in ogni dettaglio.
MTB in Abruzzo è anche uno stimolo a non abbandonare il turismo in una regione così affascinante ma duramente provata dal recente sisma, perchè alle devastazioni non si aggiungano anche le difficoltà indotte dall'allontanamento del flusso turistico.
Edizioni Il Lupo
128 pagine + CD
16 euro
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"Un uomo solo al comando. La sua maglia è bianco celeste, il suo nome è Fausto Coppi".
Con queste parole Mario Ferretti entrava dalla radio nelle case di tutta Italia per annunciare una delle più epiche imprese che la storia dello sport ricordi. Era il 10 giugno del 1949, in un Giro d'Italia che consumava le sue ultime tappe. Era il giorno della Cuneo - Pinerolo, dei cinque colli da scalare, della leggenda dell'uomo solo al comando. La rivalità Coppi-Bartali è all'apice in un'Italia che si sta faticosamente rialzando dall'orrore della guerra e trova nei campioni del ciclismo la speranza di una rinascita da costruire con fatica e sofferenza.
Quel 10 giugno Coppi consegnò alla storia una delle imprese più leggendarie dello sport. A 192 km dall'arrivo aprì le sue ali di airone per volare sulla Maddalena, poi sul Vars, l'Izoard, il Monginevro e il Sestriere. Sempre da solo, sempre inseguito da Bartali, con la radio che raccontava in un crescendo di entusiasmi.
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