| Italia, Spagna, Cancellara: quanti errori! |
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| lunedì 28 settembre 2009 | |||||||
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I Mondiali di Mendrisio hanno visto un'Italia alla ricerca di un'identità e di punti di riferimento nuovi che invece non sono stati trovati. Eppure anche dal basso di questo modesto ottavo posto di Cunego, migliore azzurro, si può trovare qualche spunto positivo: il gruppo è unito più che mai e su questo c'era qualche perplessità dopo il ritiro di Bettini che era riconosciuto da tutti come un leader intoccabile. Rovesciati i ruoli l'Italia ha comunque mantenuto un gruppo unito in cui anche gli uomini importanti si sono messi a disposizione della squadra senza farsi i dispetti. Merito di Ballerini e dell'intelligenza dei ragazzi. Quanto alla gestione tattica della corsa non è certo stata felicissima.
L'idea di smuovere le acque con Visconti e Scarponi è stata buona, ma la situazione che si è poi creata non è stata gestita bene. Nel momento in cui si è creato il gruppo di 28 corridori con anche Paolini e Ballan solo Visconti e Scarponi sono rimasti a tirare, portandosi a spasso per un paio di giri gli altri 26, tra cui diversi uomini pericolosi, mezza nazionale del Belgio compresa. Che senso ha avuto portare avanti una fuga così? Forse Ballerini ha pensato di poter giocare tutto il Mondiale su Paolini e Ballan? Poi però quando la situazione si è delineata nell'unico mood in cui poteva delinearsi, cioè con Visconti e Scarponi esauriti e gli altri due azzurri presi nel fuoco di fila di scatti di una ventina di corridori, in tutta fretta si è cercato di rimediare spendendo Pozzato e Basso per ricucire tutto. Alla fine Cunego si è trovato tutto solo nell'ultimo giro ed anche se avesse avuto una supercondizione, cosa che evidentemente non aveva, difficilmente sarebbe riuscito a parare tutti i colpi che gli avversari gli avrebbero portato. Una nazionale ammirevole quindi per volontà e devozione alla maglia, ma abbastanza confusa, che non ha saputo interpretare bene la corsa ed ha avuto un po' poco dai suoi uomini chiave.
Anche la Spagna dopo aver corso un Mondiale molto accorto si è smarrita nel finale: con tre uomini sui nove che si sono involati dietro a Cancellara ha preferito lasciare in una inutile posizione d'attesa Valverde e Sanchez quando la corsa stava scappando via. Sembra evidente come Valverde non sia molto simpatico a Sanchez e viceversa: avessero collaborato subito probabilmente Valverde avrebbe vinto nello sprint di gruppetto o comunque avrebbero avuto occasione di lanciare un attacco più proficuo di quanto poteva essere quello con Rodriguez-Evans-Kolobnev.
E Cancellara? Stavolta è stato preso dalla voglia di strafare. Non è riuscito a nascondersi fino all'ultimo e tutti si sono accorti prima del pericolo di quale gamba eccezionale avesse anche oggi lo svizzero. Fabian ha affondato una prima volta al penultimo giro, in maniera inutile, poi sullo strappo più duro in maniera rabbiosa. Avrebbe dovuto invece fare una corsa in stile Sanremo 2008, ma evidentemente l'attesa esagerata per un Mondiale in casa con questo stato di forma gli ha giocato un brutto scherzo. Con tante grazie da Cadel Evans, bravo a trovare finalmente un pertugio vincente in questo groviglio di marcamenti, azioni avventate, rivalità. Per un Mondiale in cui aleggiava il pericolo di vedere con la maglia iridata un corridore semisqualificato come Valverde, finire invece con un Evans che non sarà un campione molto mediatico, che non sa bene neanche come esultare, è un'immagine e un augurio di serenità di cui il ciclismo ha bisogno.
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Non sarà certo ricordato come l'anno dell'Italia il 2009 nel ciclismo. Anche i Mondiali hanno confermato un ciclismo azzurro di buon livello ma senza cime, molto volenteroso ma abbastanza contraddittorio. Per il movimento azzurro del pedale è un momento non semplice: l'abbandono del nostro leader Paolo Bettini, di altri uomini faro come Savoldelli, l'uscita di scena traumatica di Rebellin e Di Luca, senza dimenticare Riccò. Senza tutti questi nomi l'Italia ha fatto tanta, tanta fatica quest'anno, in attesa della nuovissima generazione che promette molto e con una classe di mezzo che si esprime senza grande continuità.
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