La Francia torna a festeggiare un Campione del Mondo grazie a Romain Sicard. Il ragazzo 21enne della Orbea ha letteralmente dominato la prova Under 23 di Mendrisio, coronando una bellissima prestazione di tutta la squadra transalpina, mattatrice della giornata. Gli azzurri hanno raccolto meno dello sperato: Damiano Caruso, il nostro leader già pro con la LPR, si è spento sul più bello lasciandosi sfuggire non solo Sicard ma anche la lotta per le altre posizioni nobili.
Ulissi, Pagani e Ratto erano riusciti ad inserirsi in una prima folta fuga poi annullata, ma i nostri hanno cominciato a faticare sulla successiva azione che portato alla scoperta sei atleti. Pagani si è dovuto impegnare a fondo per ricucire lo strappo giocandosi così tutte le residue energie. Il fatto di essere solo in cinque anzichè il numero massimo di sei (per "colpa" delle classifiche internazionali) ha pesato perchè gli azzurri non sono riusciti a coprire bene tutta la corsa. Brambilla è stato bravo a mettersi nel tentativo che si è sviluppato di seguito con Henao Montoya, Blaz, Howard e Geniez, ma i russi hanno stoppato anche questa azione. E' stato nella discesa tra le due salite, a metà del penultimo giro, che si è decisa la corsa. Il francese Sicard ha allungato in compagnia dell'olandese Kreder guadagnando una trentina di secondi sul gruppo ormai ridotto a 35 unità. Sugli strappi dell'ultimo giro, dopo un generoso lavoro di Ratto, gli inseguitori hanno battagliato con una serie di scatti di Silin, Caruso, Kennaugh per cercare di riportarsi sotto. Il francese Sicard però ha mostrato tutta la sua classe staccando Kreder, che naufragava, e procedendo da solo con un'azione anche stilisticamente notevole.
Ormai in prossimità della gara più attesa, quella dei professionisti, ecco il nostro consueto giro di interviste con cui concludiamo ogni speciale che anticipa i grandi eventi.
Philippe Gilbert: "Essere tra i grandi favoriti è una motivazione supplementare per me. L'importante sarà arrivare agli ultimi due giri avendo speso il meno possibile. Io avrò De Greef e Monfort che dovranno stare sempre con me e proteggermi per tutta la corsa. Dopo, a 20 km dall'arrivo, comincerà la corsa vera. Il favirito? E' Cunego e l'Italia. Hano uno scalatore vero e cercheranno di fare le salite forte per selezionare il gruppo. Non bisogna dimenticare però Boasson Hagen: gli ho visto fare dei numeri che non avevo mai visto fare a nessuno. Cancellara non so se riuscirà a ricaricarsi psicologicamente dopo lo sforzo per la cronometro di giovedì."
Carlo Bomans, Ct Belgio: "Ognuno farà la propria corsa in funzione di quella di Gilbert. Questo significa che un corridore belga potrà sempre inserirsi nei tentativi di fuga"
Tatiana Guderzo è la nuova Campionessa del Mondo! A Mendrisio le ragazze azzurre hanno dato spettacolo con una corsa memorabile. Tatiana si è involata tutta sola nel corso dell'ultimo giro, dopo che con Noemi Cantele era scattata a ripetizione causando una netta selezione.
Tati Guderzo è la ragazza delle grandi occasioni, quella a cui non tremano le gambe quando il gioco si fa maledettamente serio. Una Guderzo dal cuore forte, che nei grandi appuntamenti riesce a trovare quel qualcosa in più. Ma è tutta la nazionale azzurra che è piaciuta: un bel gruppo che lavora all'unisono e che sta raccogliendo grandi frutti su tutti i traguardi. Non dimentichiamo l'oro mondiale di Giorgia Bronzini su pista la scorsa primavera e quella meraviglia di Marta Bastianelli due anni fa a Stoccarda. Proprio a Marta, che sta attraversando un momento difficile, ci sembra giusto dedicare un pensiero in questo momento, con la certezza di rivederla nella prossima stagione a braccia alzate.
Saranno Matteo Tosatto e Mauro Santambrogio le riserve della nazionale italiana ai Mondiali di Mendrisio. Il Ct Franco Ballerini ha dunque scelto come titolati Cunego, Ballan, Pozzato, Basso, Paolini, Garzelli, Bruseghin, Scarponi e Visconti. La scelta ci sembra motivata dal fatto che su un percorso così impegnativo Tosatto non avrebbe potuto offrire il contributo massimo, mentre Santambrogio non ha ancora la necessaria esperienza in corse di questa durezza e lunghezza.
I ruoli sono ormai definiti: Cunego sarà la prima punta, il corridore da preservare maggiormente per l'affondo nel finale, mentre Ballan e Pozzato sono le alternative più credibili, Ballan per un attacco da finisseur in stile Varese e Pozzato per un eventuale arrivo in volata.
A Garzelli sarà affidato il ruolo di regista in corsa. Bruseghin, Visconti e Scarponi dovrebbero essere i primi ad entrare in azione, seguendo eventuali attacchi interessanti nelle fasi iniziali e centrali, dopodichè la palla passerà a Basso e Paolini che dovranno garantire copertura alla squadra nelle fasi successive.
Eduard Novak è un atleta speciale. Il suo nome non dirà molto, ma conoscendo la sua storia non sarà difficile capirlo. Novak, nato
il 28 luglio del 1976, è un atleta disabile che ai Campionati del Mondo di
Paraciclismo ha dominato la sua categoria, la LC2 maschile, portandosi a casa
due medaglie, ma grazie al suo immenso talento proverà a dire la sua anche tra
gli atleti cosiddetti ‘normodotati’.
Ma quella
del rumeno non è una storia fatta solo di bici. Novak, infatti, inizia la sua
carriera sportiva sul ghiaccio: specialista dello speed skating (pattinaggio di
velocità), partecipa anche a vari Mondiali juniores dove tra l’altro ottiene
come miglior risultato un 10° posto. Nel 1996, però, l’imprevedibile: un
incidente d’auto gli cambia la vita e l’amputazione della gamba destra è
inevitabile. Dunque addio al pattinaggio.
L’amore per
lo sport, però, è troppo grande e neppure una menomazione fisica riesce a
fermarlo. Ecco allora l’idea di cambiare disciplina: è il 2001 quando Carol
inizia a correre in mountain bike. Ben presto, però, lascia le ruote ‘grasse’
per dedicarsi alla strada e corre parallelamente sia tra i paralimpici che tra
gli élite ed in entrambi i casi ottiene risultati importanti. Nel 2003 la
svolta quando si piazza secondo tra i normodotati sia a cronometro che su
strada ai Campionati Nazionali rumeni.
Ma nei
successi del corridore nativo di Miercurea-Ciuc c’è anche un po’ di Italia:
corre infatti per la squadra piacentina Essercina
Argo Cycling, guidata dal team manager Pierangelo Vignati (medaglia d’oro alle Paralimpiadi di Sydney
2000) che viene seguita da Endurancenterdel direttore Daniele Zammicheli per
quanto riguarda la preparazione fisica e i test attitudinali.
A Mendrisio Eduard Novak si è presentato in gara in mezzo ai normodotati:
il risultato non contava. Era già bello, ed
importante, esserci. Mendrisio, Canton Ticino, Svizzera, ore 12:36: l'alteta
rumeno Eduard Carol Novak prendeva il via della prova a cronometro ai Campionati
del Mondo su strada di ciclismo.
Fin qui, nulla di speciale: se però pensiamo
che Eduard ha una protesi al posto della gamba destra, ed è il primo atleta
paralimpico a gareggiare in una prova Élite - così importante - con i
normodotati, si capisce come questa data, questo giorno, anche il numero di
dorsale (il 47), siano destinati tutti ad entrare nella storia non solo del
ciclismo, ma dello sport rumeno e dell'intero panorama sportivo
mondiale.
Già soprannominato "il Pistorius del ciclismo",
Eduard Novak ha preso il via nella seconda tranche di atleti, dopo lo slovacco
Polievka e prima del brasiliano Nazaret. A seguirlo in ammiraglia (intervenendo
anche telefonicamente nella diretta di Eurosport Italia) Pierangelo Vignati,
mentre con lui in partenza c'era il direttore di Endurancenter, Daniele
Zammicheli, visibilmente commosso: «Non era il mio primo Campionato
del Mondo, avendo già accompagnato alcune Selezioni messicane, ma l'emozione di
oggi è stata diversa, particolare; anzi, speciale. La preoccupazione di tutti
era quella di non sentire eccessivamente l'evento e la proporzione di quanto
stava per accadere, ma inevitabilmente il pensiero è scappato verso quella
direzione».
Tecnicamente la cronometro di Novak, già medaglia
d'oro in linea ed argento a cronometro nella categoria LC2 dei Mondiali
paralimpici su strada che si sono tenuti a Bogogno (Novara) dieci giorni fa, non
doveva dire granché, ma il rumeno s'è comunque difeso discretamente, finendo
63esimo (su 66 atleti all'arrivo) a 11'06" dalla medaglia d'oro di Fabian
Cancellara, percorrendo i 49,8 km del tracciato svizzero alla media di 43,283
km/h.
I Mondiali di Mendrisio si presentano come il percorso più duro tra quelli iridati dell'ultimo decennio. Il dislivello che dovranno coprire i professionisti sarà di oltre 4.500 metri, praticamente come una tappa alpina, anche se la corsa risulterà certamente un po' meno selettiva di un tappone perchè le salite qui sono poco più che strappi in rapida successione. Più che ad un tappone d'alta montagna di Giro o Tour secondo noi questi Mondiali assomigliano tecnicamentre ad un'Amstel Gold Race, una corsa con una successione infinita di strappi brevi ma molto duri.
Le salite del percorso di Mendrisio sono due: lo strappo dell'Acqua Fresca che porta a Castel San Pietro e poi quella della Torrazza di Novazzano. La partenza e l'arrivo sono nella zona degli impianti sportivi di Mendrisio. I primi 2 km sono pianeggianti, quindi la prima salita verso Castel San Pietro con pendenze che superano il 10%. Da qui una discesa di 4 km e mezzo, piuttosto impegnativa, porta verso Balerna. Ancora 1 km e mezzo di piano ed ecco la seconda asperità, la Torrazza di Novazzano, quella resa celebre dai Mondiali '71 vinti da Eddy Merckx. E' uno strappo più facile rispetto al primo, circa 1700 metri di salita con una pendenza media intorno al 6%. La particolarità dell'ultimo tratto che riporta verso l'arrivo è che non c'è una vera e propria discesa: la strada scende leggermente per qualche centinaio di metri, poi ancora un paio di km di piano. Complessivamente sono 13,8 km con 245 metri di dislivello per ogni giro.
Con un'ennesima prova di superiorità schiacciante Fabian Cancellara ha dominato il suo terzo mondiale a cronometro. Marco Pinotti è stato ottimo, con un quinto posto che è il suo miglior risultato nelle rassegne iridate contro il tempo.
Cancellara ha impresso subito un ritmo spaventoso, pedalando sul velluto ad una frequenza altissima. Una perfetta macchina da cronometro, che è andato a raggiungere in breve Gustav Larsson, partito un minuto prima di lui. Lo svedese è stato bravo a sfruttare il traino di Cancellara per almeno uno dei tre giri in programma del circuito ed è riuscito con questo a scavare il suo personale solchetto tra sè e gli altri pretendenti alle medaglie. Cancellara ha distribuito minuti di ritardo come noccioline, andando a superare anche Wiggins, partito due minuti prima e successivamente attardato da un problema meccanico. Nel finale il campione svizzero ha tirato i remi in barca, pago del verdetto e col pensiero alla gara di domenica dove si propone come outsider di lusso.
Con Larsson lanciato alla medaglia d'argento (come a Pechino), il tedesco Tony Martin ha confermato il suo talento issandosi sul terzo gradino a due minuti e mezzo, davanti alla sorpresissima Zirbel e al nostro Pinotti. Bravissimo Marco, una gara di grande valore. Male sono andati il campione uscente Grabsch, l'olandese Boom e Boasson Hagen.
1 Fabian Cancellara (Switzerland) 0:57:54
2 Gustav Larsson (Sweden) 0:01:27
3 Tony Martin (Germany) 0:02:30
4 Tom Zirbel (United States) 0:02:47
5 Marco Pinotti (Italy) 0:03:02
6 Janez Brajkovic (Slovenia) 0:03:08
7 Koos Moerenhout (Netherlands) 00:03:11
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