Si conferma uno dei più talentuosi cacciatori tappe l'australiano Simon Gerrans del Team Cervelo. Sul traguardo di Murcia nella decima tappa della Vuelta Espana, Gerrans ha battuto i compagni di una lunga fuga, tra cui Vinokourov, completando così una tripletta di vittorie di tappa nei tre grandi giri, dopo quella del Tour dello scorso anno e quella sul San Luca all'ultimo Giro d'Italia.
La giornata era perfetta per una fuga da lontano, con un percorso ondulato ma non particolarmente duro. Un folto gruppetto con Tosatto si è formato nelle prime fasi ed il gruppo non ha insistito nell'inseguimento. La bagarre per il successo di tappa si è riaperta sull'Alto Cresta de Gallo, salita ad una quindicina di km dal traguardo, dove Gerdemann è rimasto solo al comando. Vinokourov si è lanciato all'inseguimento con la grinta degli anni d'oro, ma è stato il solo Intxausti a raggiungere il tedesco proprio in vetta. La coppia al comando però ha avuto vita breve: Intxausti ha sbagliato una curva e quindi ha forato, Gerdemann è caduto poco più avanti, così al comando sono passati Vinokourov, Gerrans, Hesjedal e Fuglsang. Qualche scaramuccia non ha prodotto niente tra i quattro e Gerrans ha avuto gioco facile a rimontare un Vinokourov partito lunghissimo in volata e che si è poi piantato.
Tra i big tutto tranquillo: la Liquigas di Basso ha guidato tutta la salita a ritmo elevato, ma non ci sono stati scatti. Se ne riparlerà venerdì, dopo una tappa intermedia e il riposo di giovedì.
Cambio della guardia al vertice della Vuelta Espana: Alejandro Valverde ha soffiato la maglia amarillo a Cadel Evans grazie al'abbuono conquistato sul traguardo di Xorret del Catì. La tappa è andata a Gustavo Cesar Veloso del team Xacobeo, che con una lunga fuga ha regalato al ciclismo spagnolo la prima vittoria di tappa in questa Vuelta.
La corsa ha regalato la prima vera battaglia tra i big: la breve ma durissima salita di Xorret del Catì ha finalmente chiamato i favoriti allo scoperto e regalato spettacolo. La tappa si è divisa presto in due, con un gruppetto di 7 corridori, Marzano, Cesar Veloso, Devolder, De la Fuente, Taaramae, J.Sanchez e Ramirez, che hanno conquistato un bel vantaggio e si sono andati a giocare il successo di giornata. Taarame si è presto isolato sulla salita di Xorret del Catì, ma ha sbagliato i conti e sulle rampe più dure, fino al 20%, si è quasi fermato in mezzo alla strada, mentre Gustavo Cesar Veloso, salito più prudentemente, l'ha superato insieme a Marzano. Lo scalatore della Lampre ha però dovuto cedere allo scatenato spagnolo che ha scollinato tutto solo e si è lanciato nella breve picchiata verso il traguardo andando a conquistare il successo.
Il brasiliano Murilo Fischer della Liquigas si è aggiudicato il Giro di Romagna che si è corso oggi a Lugo. La classica romagnola si è conclusa con una volata generale, nonostante un percorso molto mosso ed una corsa battagliata.
Fischer, corridore che va spesso molto forte nel finale di stagione, si è imposto a braccia alzate davanti al romagnolo
Enrico Rossi (Ceramica Flaminia – Bossini Docce) e al valtellinese Francesco
Gavazzi (Lampre – Ngc).
Poco dopo il
via, al chilometro 14, al comando della corsa si sono portati in quattro:
Geraint Thomas (Barloworld), Alexander Serov (Katusha), Damiano Caruso (Lpr –
Farnese) e Silvere Ackermann (Voralberg Corratec) che hanno raggiunto un vantaggio massimo di
5’38” al chilometro 38.
Nelle fasi
conclusive dal quartetto di testa hanno perso contatto Serov, Thomas e Ackermann
mentre sul giovane Caruso, a 25 chilometri dal termine, si sono portati Manuele
Mori (Lampre – Ngc) e Gorazd Sangelj (Liquigas).
A sei chilometri
dalla conclusione il gruppo è ritornato compatto e sul lungo rettilineo d’arrivo
è stato Antonio Murilo Fischer a trionfare.
Si conclude
dunque nel migliore dei modi il Giro della Romagna di questa stagione; un
successo che apre le porte alla stagione del centenario. Nel 2010, infatti, il
Giro della Romagna taglierà il prestigioso traguardo dei cento
anni.
Che soddisfazione ha regalato al ciclismo italiano l'ottava tappa della Vuelta Espana 2009, la prima di montagna con l'arrivo in quota ad Alto de Aitana. Damiano Cunego è tornato a vincere un tappone di montagna in un grande giro, cosa che non gli accadeva dal favoloso 2004.
La corsa si è sviluppata con una fuga di sei corridori, Moncutiè, Weening, Hoogerland, Hinault, Voss, Bonnet. Il drappello ha accumulato fino ad un quarto d'ora di margine, prima che il gruppo cominciasse a fare ritmo sul serio. La sequenza delle salite ha messo alle corde Cancellara, ed anche Andy Schleck è sceso di bicicletta per problemi di stomaco abbandonando così la corsa. Il gruppetto dei migliori si è assottigliato sulle rampe dell'Alto de Aitana, la salita finale al 6%, dove davanti Moncutiè è rimasto tutto solo. Basso ha mostrato carattere prendendo in mano la situazione con l'aiuto del prezioso Szmyd, ma è stato Cunego ad anticipare i più forti con uno scatto a 2 km e mezzo dalla vetta. All'ultimo km Damiano è riuscito a saltare Moncutiè ed involarsi così verso il successo, mentre Gesink anticipava gli altri per la terza piazza. Evans, Valverde e Sanchez sono arrivati assieme con una manciata di secondi su Basso e Mosquera, situazione che porta Evans al comando della generale con 2'' su Valverde. E' sprofondato invece Vinokourov, arrivato a 9', ed anche Fuglsang, che avevamo segnalato come possibile sorpresa della corsa è arrivato con un ritardo simile.
La situazione in classifica è fluidissima ed ancora in attesa di verifiche che da qui a domenica prossima si succederanno a ritmo serrato. Per ora ci godiamo questo Cunego.
All'interno el interviste a Cunego e Valverde e le classifiche
Vento e pioggia hanno accolto la Vuelta Espana a Valencia per la prima crono lunga della corsa. Fabian Cancellara ha rispettato il pronostico vincendo ancora una volta nettamente, mentre tra gli uomini di classifica ad uscire sconfitto da questa giornata è Ivan Basso.
Cancellara ha controllato nei primi km, passando con qualche secondo di ritardo dai migliori, poi ha aperto gas sui lunghi rettilinei della parte centrale ed ha fatto il vuoto. Bene Millar, che ha guidato a lungo la classifica, e alla fine si è arreso solo allo strapotere di Cancellara. Samuel Sanchez è stato il più forte degli uomini di classifica, confermando l'impressione di un'ottima forma. L'asturiano si è fermato a 47'' da Cancellara sui 30 km del tracciato, con una quindicina di secondi di vantaggio su Evans e Valverde che si sono quasi equivalsi. Per Evans non certo una bella notizia visto che questa era una giornata in cui doveva accumulare qualche secondo di vantaggio.
Per il ciclismo ogni occasione è buona per farsi del male. L'ultimo pastrocchio è quello relativo alla partecipazione delle varie nazionali al Mondiale di Mendrisio di fine settembre. Non tutte le squadre ovviamente possono schierare lo stesso numero di corridori, il massimo consentito è di 9, tetto concesso per le 10 nazionali più forti. Qual'è il meccanismo che fa da discriminante per scegliere queste 10 potenze del ciclismo? Naturalmente la vituperata classifica Pro Tour, dalla quale emerge che tra le dieci squadre che avranno il massimo di corridori saranno comprese anche Lussemburgo e Norvegia, nazioni che non hanno neanche un numero sufficiente di corridori professionisti per comporre la squadra. Altre nazioni come Olanda e Francia, che non avranno dei campionissimi in questo momento, ma hanno un movimento importante, saranno invece costrette a presentarsi al Mondiale con soli 6 corridori visto che sono appena fuori dalle prime 10 posizioni della classifica Pro Tour per nazioni.
Le 10 nazionali che al Mondiale potrano schierare 9 corridori sono: Spagna, Italia, Belgio, Germania, Australia, Stati Uniti, Norvegia, Lussemburgo, Gran Bretagna e Russia. E' evidente che la classifica stilata così è influenzata dalle individualità più che dalla qualità complessiva del movimento ciclistico di un paese. Il Lussemburgo in questo momento ha tre campioni come Kirchen e i fratelli Schleck che garantiscono tantissimi punti Pro Tour, ma in Lussemburgo praticamente non ci sono altri professionisti oltre a loro tre. Stesso discorso per la Norvegia con Boasson Hagen e Hushovd.
Grazie a questa ennesima trovata geniale al Mondiale avremo un bel po' di corridori che non sono veri corridori, mentre francesi e olandesi che avrebbero portato squadre complete saranno tagliate a sei corridori.
Cinque tappe in linea e cinque volate nella prima parte di questa Vuelta Espana. Eppure i velocisti più attesi, da Boonen a Freire, da Bennati a Farrar, sono rimasti ancora una volta a bocca asciutta. Oggi è stato Borut Bozic, sloveno emergente del team Vacansoleil, a conquistare una bellissima vittoria con una volata lunghissima. Un premio meritato per la sua squadra che è ogni giorno attivissima ed ha dimostrato di valere le sfide del grande ciclismo.
La tappa è stata la meno monotona tra quelle viste fin qui: prima una fuga di J.A.Lopez, Pronk, A.Perez, B.Fernandez, stesse squadre, quasi tutte fuori dal Pro Tour, e quasi stessi corridori già all'attacco nelle prime frazioni. Poi il gruppo è tornato sotto, dopo che Tiralongo si era riportato tutto solo sui battistrada in un'azione dispendiosa e inutile. Gli ultimi km con qualche saliscendi hanno aperto una bella bagarre con una sequenza di scatti di corridori di rango. Prima Ballan ci ha provato con Breschel, poi si sono aggiunti De la Fuente e Gilbert. La Liquigas ha annullato tutto, ci hanno riprovato Moncutiè e Hoogerland, ma ancora gli uomini di Bennati non hanno concesso spazio. Peccato che il velocista aretino, ben piazzato al momento dello sprint, non abbia finalizzato. Borut Bozic ha anticipato tutti con una progressione di grande potenza e resistenza e gli altri si sono dovuti accodare con Farrar e Bennati nell'ordine.
Da segnalare un piccolo frazionamento con tutti i big che però hanno chiuso nelle prime posizioni. Con Greipel in testa alla classifica ora comincia la Vuelta di chi vorrà indossare la maglia amarillo di Madrid. Domani crono di 30 km, primo vero test per Basso, Valverde, Evans, Samuel Sanchez e Mozquera, i grandi favoriti alla vittoria finale.
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