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Ciclismo del 2 agosto 2011

L’80° della maglia rosa di Learco Guerra - IL 3 AGOSTO 2011. Risulta essere l’unica occasione in cui tutti gli appassionati e i possessori di biciclette di qualunque età, dai quattro punti cardinali, con quattro cortei diversi, raggiungeranno con le fiaccole, dopo l’imbrunire, il tratto che li porterà al Santuario della Madonna della Neve al Colle Gallo, nell’ambito della Festa dei Ciclisti di “Premiamo l’Ultimo” organizzata dai Volontari della Parrocchia di san Vittore al Colle Gallo. Occasione esclusiva che quest’anno, oltre alla tradizionale distribuzione gratuita della “zuppa nel pane” (non del pane nella zuppa!) come ulteriore richiamo a saper vedere le cose da tutti i punti di vista, vedrà la possibilità di acquistare i panini rosa, un brevetto locale fatto a ricordo del Mantovano Learco Guerra, con il pane simbolico della sua prima vittoria in Emilia, con il vino della Festa per il suo mondiale del 1931, con i salumi della azienda di un suo amico, con la passione sincera di tutti coloro che come lui sanno che la vera vittoria é solo quella sudata. Sarà un festoso prologo alla serata successiva in cui, proprio da Mantova.

IL 4 AGOSTO 2011
Con la Famiglia di Learco Guerra, il 4 agosto, in serata, alla festa del Colle Gallo – ARRIVA LA MAGLIA ROSA, TUTTI SONO INVITATI AL COLLE GALLO Premiamo l’Ultimo Arrivato, “La Gazzetta al Colle”. Tutti gli appassionati del Ciclismo sono invitati dal Comitato Festa del Colle Gallo alle 20,30 di giovedì 4 agosto sul sagrato della “Madonna dei Ciclisti”.
La Festa è per tutti ma per i Ciclisti sarà importante esserci, vista la presenza della Ospite d’eccezione, una splendida … ottantenne Maglia Rosa! Sì, la vera, la prima, conservata in un caveau fino all’ultimo e scortata da attenti tutor in borghese arriva la vera prima Maglia Rosa, quella che é conservata gelosamente la Famiglia di Learco Guerra, il primo corridore che la indossò esattamente il 10 maggio del 1931, all’arrivo della prima tappa di quel Giro d’Italia, partito da Milano e arrivato nella sua Mantova. Il destino riservava poi a lui quella strada all’inverso: nato a Mantova (in località san Nicolò Po del Comune di Bagnolo San Vito) vinse in tutto il Mondo e si spense a Milano nel pieno dei successi donati anche a tanti Corridori, che altri non avevano saputo rendere Campioni.
Lo scorso 10 maggio, al termine della tappa del Giro d’Italia giunta a Livorno, presso l’Accademia Navale Italiana (anch’essa celebra quest’anno un importante anniversario), oltre alla presentazione pubblica e alla benedizione dei Trofei Learco Guerra, una copia della Maglia Rosa è stata indossata,  a 80 anni esatti dalla prima volta, dal capoclassifica:  il maltese David Millar (Maltese ma cresciuto in Scozia, Inghilterra e Hong Kong), testimone della conversione positiva del ciclismo alla presenza dei rappresentanti della Accademia Navale, delle Città di Livorno e Mantova, di numerosissime testate e televisioni di tutto il Mondo, della Gazzetta dello Sport, del Giro d’Italia, del Ciclismo e della sua Storia Umana e Sportiva.
Era una copia, perfettamente riprodotta, ma una copia;  al Colle Gallo invece, solo giovedì 4 agosto 2011, nella serata che segue l’unica e tradizionale processione e fiaccolata serale in bicicletta, sarà quella originale, con i suoi 80 anni, insieme ai nipoti Learco e Carlo e, se sarà possibile, alla secondogenita figlia Carla, nata proprio nei giorni in cui il papà Learco conquistava il  Mondiale di Ciclismo a Copenaghen, nel 1931.

E per festeggiare la prima Maglia Rosa arrivano una bicicletta unica speciale e da Mantova salumi, vino e 80 panini imbottiti rosa naturale. Grazie ai prodotti del salumificio dell’amico di Mantova e da Ferrara, città in cui Learco Guerra vinse la sua prima gara, arriveranno le idee e i contenuti per gli speciali 80 panini imbottiti rosa che saranno in vendita al BAR BICICLETTA, il chiosco del Santuario del Colle Gallo,acquistabili fino ad esaurimento ad un prezzo davvero popolare.
Sarà un modo simpatico, la sera della tradizionale Fiaccolata in Bicicletta, il 3 agosto e la sera de “La Gazzetta al Colle”, il 4 agosto, quando, per onorare la vigilia della Festa della Madonna della Neve, quest’anno si aggiungerà alla tradizionale serata dei Ciclisti con la presentazione del “Premio all’Ultimo”, anche la presenza degli Eredi del grande Campione Learco Guerra, la Locomotiva Umana.

Con loro poi si sta chidendo la possibilità di premiare anche l’Ultimo Arrivato e il Vincitore dei Mondiali che si correranno a settembre nella Capitale danese, sede peraltro dei primissimi Mondiali 90 anni fa e poi di quelli vinti da Learco Guerra nel 1931 (la squadra Italiana era composta, con riserva Bovet, dal giovane Battesini, Binda e Guerra) alla media oraria di km 35,136, lasciando 5’23″ al secondo, dopo 172 km percorsi nella cronometro con una bicicletta che pesava il doppio almeno delle attuali e … senza cambio di velocità!

Riviera del Conero Cycling senza barriere - Lo staff della RIVIERA DEL CONERO CYCLING e il  (da definire)   , in collaborazione con il Comune di Loreto, hanno deciso di proporre   l’iniziativa GRANFONDOABILE che prevede il rimborso della quota d’iscrizione a tutti gli atleti diversamente abili che concluderanno la gara e sarà valida quest’anno come  ‘Trofeo ( da definire) ’.

L’iscrizione per gli atleti diversamente abili è € 12.00  (on line € 10.00) e sarà possibile entro il 1 ottobre 2011. La quota d’iscrizione verrà rimborsata a tutti gli arrivati della categorie direttamente. L’iniziativa nasce dalla volontà di favorire la partecipazione di tutti gli atleti alla  RIVIERA DEL CONERO CYCLING  , con particolari agevolazioni rivolte agli sportivi diversamente abili. Al momento sono allo studio anche particolari forme di collaborazione con le istituzioni pubbliche, tese a dare agli atleti iscritti e ai loro accompagnatori la possibilità di pernottare in strutture ad hoc a un prezzo simbolico.

Alla Tre Sere di Mori anche le pedalate rock di Daniel Oss - C’è un altro grande nome per la Tre Sere di Mori, un altro “big” delle due ruote pronto a regalare spettacolo ed a sfidare il tricolore Alessandro Bertolini.

Il 12 agosto, nella giornata di chiusura dell’evento giovanile organizzato dal Centro Pista Mori di Paolo Bortolotti, sarà al via anche Daniel Oss, reduce dalle gratificanti fatiche del Tour de France, dove il forte corridore trentino ha conquistato ben quattro piazzamenti nei primi dieci ed è stato capace di reggere il confronto in volata con Cavendish e compagni. Il ventiquattrenne passista della Liquigas Cannondale, che ora sta preparando i prossimi appuntamenti della stagione, tornerà a Mori a distanza di un anno esatto dall’esperienza tricolore del 2010, allor quando conquistò la medaglia di bronzo nell’inseguimento a squadre, per poi lanciarsi verso la prima vittoria da professionista, centrata al Giro del Veneto tre giorni dopo la partecipazione ai campionati italiani. Oss, d’altronde, non è nuovo alla pista, già campione italiano nell’inseguimento da allievo, da junior e da under 23, senza dimenticare il bronzo europeo junior nell’americana (nel 2004) ed il doppio titolo tricolore conquistato nell’inseguimento a squadre nel 2006 e nel 2009.

«Penso che la Tre Sere di Mori si possa rivelare una bellissima manifestazione – spiega Oss -, di quelle che noi stradisti non facciamo spesso. Sarà un modo per uscire dalla “routine” quotidiana e, perché no, anche per divertirsi. Sono felice di esserci, soprattutto se la mia presenza, che va ad aggiungersi a quella di Alessandro Bertolini e di altri corridori professionisti, potrà in qualche modo fungere da incentivo per l’attività del ciclismo su pista. Una disciplina che io ho sempre praticato, fin da esordiente, e che non può far altro che bene ai giovani corridori. Tra l’altro, proprio la pista mi ha regalato delle belle soddisfazioni e sarà un piacere per noi “pro” correre a Mori assieme ai giovani atleti. Sarà un evento “rock”».

L’appuntamento con Daniel Oss e compagni è per il 12 agosto, ovvero in occasione dell’ultima delle tre giornate di gara della Tre Sere di Mori. Il programma prevede per gli Open le prove dello scratch e del derny, alla presenza anche del campione italiano della specialità Alessandro Bertolini e di altri “big”, quali Nizzolo, Alberio, Bertazzo, Ermeti, Brambilla, De Marchi e gli altri due “pro” trentini Thomas Bertolini e Walter Proch.

Nomi ai quali, nei prossimi giorni, potrebbero aggiungersene altri, pronti a regalare una degna chiusura all’evento promosso dal Centro Pista e riservato alle giovani leve delle categorie Esordienti, Allievi e Juniores.

Mirko Rossato: “Razzisti noi? Abbiamo avuto atleti di ogni nazionalità”Rossato, d.s. della Trevigiani, chiarisce come sono andate le cose in Brasile: “La vera discriminazione è stata contro di noi. Siamo noi a mettere una croce su quella corsa”

Quanto è accaduto al Tour do Rio può avere a che fare con il nervosimo ma non certo con il razzismo. Marco Coledan ha sbagliato e noi abbiamo preso i nostri provvedimenti d’accordo con l’organizzazione, fermandolo ad una tappa dalla fine. Ma adesso si deve sapere esattamente quali sono state le mie dichiarazioni e a quali discriminazioni siamo stati sottoposti noi in Brasile…

Mirko Rossato respinge nel modo più reciso qualsiasi accusa di razzismo. E presenta la sua versione dei fatti:

Razzista io? Chi sta dicendo questo forse non sa che ho voluto nella squadra attuale un corridore albanese, un rumeno e un ceko, che ho avuto vari ragazzi sudamericani e che nel 2004 ho ospitato a casa mia per vari mesi un giovane ciclista eritreo – attacca il d.s. della Trevigiani Dynamon Bottoli -. L’episodio in questione ha dei contorni molto meno gravi di quanto è stato fatto apparire, e non lo dico, come è stato riportato, perché consideri normale dare del “negro” ad un ragazzo di colore. Renato Santos e Coledan hanno avuto uno screzio durante la competizione, il ragazzo brasiliano ha tirato una borraccia addosso al nostro corridore e gli ha dato del ‘figlio di puttana’, ricambiato con l’epiteto di cui sappiamo. Precisato questo – prosegue Rossato -, dev’essere chiaro che io non ho in alcun modo giustificato l’atteggiamento di Coledan. Ho semplicemente sostenuto che il nervosismo in gara gioca brutti scherzi. Questi episodi sono sempre avvenuti durante le corse e non bisogna caricare ciò che è accaduto di chissà quali significati o pregiudizi, né da una parte né dall’altra”.  

Oltre a questo, ci sono vari altri aspetti della questione da chiarire – afferma Mirko Rossato -. Innanzitutto la decisione di fermare Coledan all’ultima tappa non l’abbiamo subita, ma presa concordemente con la giuria e l’organizzazione: per Coledan sarebbe servito sicuramente da lezione. Per quanto riguarda l’interdizione che il nostro team avrebbe subito dal Tour do Rio, le cose stanno diversamente: siamo noi che abbiamo messo una croce su questa corsa. Io di gare a tappe in giro per il mondo ne ho fatte molte, ma non avevo mai assistito a tanta ostilità e scorrettezza. Dato che noi avevamo vinto l’edizione dell’anno scorso con Alberio, siamo stati sottoposti ad una guerra senza regole dal primo all’ultimo giorno. E non mi riferisco solo alle coalizioni in gara contro di noi, che possono far parte del gioco. Siamo stati ostacolati in tutti i modi. Se uno dei nostri forava, le auto lo bloccavano in modo che non rientrasse, anche a rischio della sua incolumità; se succedeva ad un altro corridore le auto lo trascinavano in coda al gruppo. E questo è solo un esempio. Tutto ciò ha fatto sì che la tensione crescesse man mano che passavano i giorni. Lo stesso trattamento è stato riservato ad un’altra squadra italiana, la Firenze Petroli. Detto questo – conclude Rossato – io sono il primo a condannare la reazione eccessiva avuta da Marco Coledan, purchè si sappia come sono andate veramente le cose e non si faccia una caccia alle streghe che non ha alcun motivo di esistere”.

La risonanza acquisita da questa vicenda ha sorpreso anche il corridore trevigiano che ne è stato co-protagonista:

Eravamo tutti nervosi, ma forse Santos lo era più di me: dopo che ci siamo toccati per errore se l’è presa con mia madre e mi ha tirato una borraccia addosso. A quel punto l’ho offeso anch’io – racconta Marco Coledan -. A mente fredda mi spiace di avere avuto quella reazione, ma vi assicuro che non sono uno che nella vita va in giro ad offendere le persone di colore. Nelle gare succede che voli qualche parola di troppo, poi però si pensa a pedalare e ognuno va per la sua strada. Per me è stato esattamente così: per quel che mi riguarda quello screzio era terminato lì”.  

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