All'interno le classifiche, i video e 8 interviste
Con la sua maglia verde Alessandro Petacchi ha salvato il Tour degli italiani. Un Tour partito con grandi ambizioni per la classifica di Basso, per i successi parziali con Cunego e Ballan, ma che alla fine è stato solo nelle volate di splendida regolarità di Petacchi. Con quanto costruito in questre tre settimane, oggi Petacchi aveva poco da temere. Cavendish è stato imprendibile, ma il velocista della Lampre ha conquistato un grande secondo posto sui Campi Elisi che lo consegna alla storia come il secondo italiano a conquistare la maglia verde, 42 anni dopo Bitossi.
E' stato un finale sofferto per Alberto Contador, che ha faticato per tutta la cronometro prima di poter mettere le mani sul suo terzo Tour de France. Un Contador più in sofferenza contro sè stesso che contro un Andy Schleck che ha sparato qualche cartuccia all'inizio ma poi si è ripiegato verso una prestazione nelle attese. Aveva lasciato un'altra porta aperta Contador, ma Schleck è ancora troppo acerbo a cronometro per poter cogliere queste occasioni. Alla fine solo una trentina di secondi hanno premiato lo spagnolo, che chiude la classifica dunque con 39'' di vantaggio sul lussemburghese. Ironia della sorte, è praticamente il distacco accusato da Schleck per colpa del salto di catena sul Bales: chissà se si riaccenderà la polemica. Per la tappa nessun problema per Fabian Cancellara, che ha dovuto tenere a bada solo Tony Martin, così come Menchov ha scavalcato facilmente Samuel Sanchez per il terzo gradino del podio.
Dopo tutte le montagne sono tornati di scena i velocisti nel terzultimo atto del Tour de France. Si pensava che questa tappa pianeggiante alla vigilia della cronometro potesse essere appannaggio di una fuga da lontano ed invece HTC e Lampre hanno controllato ottimamente la corsa, permettendo a Cavendish di vincere la tappa e a Petacchi di tornare in maglia verde. Bottino pienissimo per entrambi, perchè se il britannico ha ripreso a volare come nelle stagioni passate, Petacchi ha ormai in tasca la maglia verde, anche perchè Hushovd in volata non fa paura.
Il miglior protagonista di giornata tuttavia è stato il nostro giovane Daniel Oss. Il trentino della Liquigas, prima esperienza in un grande giro, è stato l'animatore di una fuga da lontano insieme a Pineau, Vaugrenard e Breschel. Il gruppo non ha lasciato spazio, mantenendo a lungo il distacco sui 2-3 minuti. HTC Columbia e Lampre Farnese si sono quasi equamente divise il lavoro su un percorso facile, con l'unica insidia di un po' di vento laterale che però non ha creato ventagli. Ad una quindicina di km dall'arrivo, rispondendo ad un primo tentativo di Pineau e con il gruppo ormai a 30'', Daniel Oss ha tentato il tutto per tutto partendo con un'azione poderosa e stilisticamente impeccabile. Un incedere importante, quello del 23enne scuola Zalf, che ha tenuto testa al ritorno del gruppo compatto fino a 4 km dall'arrivo. La Sky, a secco di risultati importanti in questo Tour, ha guidato lo sprint, ma si è persa sul più bello, quando Hushovd si è presentato davanti con Lancaster.
All'interno le classifiche, 7 interviste e gli altri video.
Sastre contro il fair play: "E' un ciclismo per marmocchi viziati"
E' finita a tarallucci e vino la grande sfida del Tourmalet tra Andy Schleck e Alberto Contador. Dopo 10 km di scalata parallela i due hanno convenuto di spartirsi la posta in palio da buoni amici, la prestigiosa tappa a Schleck e la maglia gialla confermata pressochè definitivamente a Contador. Un finale che lascia un po' di amaro in bocca perchè sarebbe stato bello, dopo tant i fairplay sconfinati nella manfrina, vedere questi due grandi corridori scannarsi per conquistare la vetta più prestigiosa dei Pirenei. Sarà probabilmente la rivalità dei prossimi anni, questa di Schleck e Contador, ma è una rivalità annacquata da un eccesso di buonismo che riduce lo spettacolo a poca cosa.
Grande è stato Samuel Sanchez, che dopo una caduta che sembrava portarlo al ritiro nelle prime fasi, è riuscito a riprendersi e a rinsaldare la terza piazza del podio, anche se la candidatura di Menchov resta forte in vista della crono.
Come era facile intuire, il fantomatico tappone che doveva festeggiare i 100 anni dell'inserimento dei Pirenei nel Tour de France, è stato un bluff. La tappa è andata a Pierrick Fedrigo con una fuga da lontano che è stata l'unica nota di movimento in una giornata passata via in maniera piatta nelle ultime tre ore di corsa. Con le montagne piazzate nelle prime fasi di corsa i big non si sono mossi e la tappa, dopo un bell'avvio scoppiettante, è diventata come una delle tante frazioni di trasferimento della seconda metà Tour: una fuga da lontano di uomini fuori classifica, la bagarre per la vittoria di tappa e ad una manciata di minuti il gruppo che ha tranquillamente raggiunto l'arrivo battuto allo sprint da un Hushovd di nuovo in verde. Le note di interesse semmai sono venute dal vedere Armstrong in fuga, e da Cunego, ancora nel vivo della corsa ma ancora fermo ad un passo dal raccogliere. Giornata da dimenticare purtroppo per Ivan Basso, sofferente per una bronchite.
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